Skip to main content

Business

Cucina

Eventi

Interviste

Marketing

Mondo digital

Nuove aperture

Pizza

Recensioni

Sostenibilità

Tendenze

Da quando ha aperto nella capitale è passato appena un anno, ma per Francesco Calò – pizzaiolo -imprenditore con il fiuto di chi sa leggere il mercato prima che parli – è già tempo di conferme. Avenida Calò, inaugurata il 17 dicembre 2024 in Viale Pinturicchio 40 a Roma, nasce intorno alla pizza, è vero, ma sarebbe riduttivo pensare che tutto si esaurisca nel prodotto e tra le pagine di un menu. Qui la pizza è il centro, certo, diventa espressione di una cucina d’autore, ma senza ciò che le ruota attorno l’esperienza non avrebbe la stessa forza e lo stesso valore. Dopo la mia ultima visita voglio fare un’analisi che trova molti punti di valore e di successo sul lato marketing.

L’intuizione di Francesco Calò

Scrivendo Pizza (re)connection, ho spesso analizzato format capaci di imporsi con una visione lucida e lungimirante. Avenida Calò rientra perfettamente in questa categoria: porta a Roma un’esperienza maturata all’estero, quella dell’enopizzeria, la reinterpreta e la rende credibile e funzionante agli occhi dei romani (e non solo).

Calò sceglie di tornare in Italia nel momento del suo massimo successo, quando ciò che aveva costruito a Vienna funzionava alla perfezione, rispondeva al mercato e parlava una lingua nuova. Francesco pugliese, con una grande passione per impasti e panificazione, ha avuto un’intuizione potente: dare agli austriaci un format costruito attorno ai due simboli più iconici del made in Italy, la pizza e il vino. All’estero ha funzionato immediatamente, in Italia – dove l’abbinamento oggi è più sdoganato ma resta ancora sospetto a una parte di pubblico e, diciamolo, anche di qualche pizzaiolo – l’idea si è trasformata in un manifesto identitario.

Quell’intuizione, unita a due ingredienti fondamentali come qualità e comunicazione, gli ha permesso di dare vita alla sua “Enopizzeria”, diventata in breve anche un punto di riferimento per i turisti italiani a Vienna. A rafforzare tutto, il titolo di Campione del Mondo del 2014: un premio che ha accelerato la crescita d’immagine, influendo direttamente sul posizionamento e sulla percezione del locale. L’analisi del suo percorso mostra con chiarezza la sua capacità di lavorare sugli elementi giusti, con intelligenza: marketing, posizionamento e reputazione personale che crescono insieme, in modo coerente.

L’avventura di Avenida Calò a Roma

Il ritorno in Italia, lo scorso anno, ha rappresentato per lui una sorta di rodaggio nella scena romana e questi primi dodici mesi hanno confermato che l’analisi iniziale era solida. Riproporre un format come “pizza & vino” a Roma richiedeva uno studio di riadattamento, non bastava replicare: bisognava trasformarlo in un’esperienza. E infatti il percorso che qui fa il commensale ricorda sempre di più quello dell’alta ristorazione, con la pizza che, pur restando protagonista, si inserisce in un racconto più ampio. Una pizza che non è più solo un piatto: ma un linguaggio, un racconto personale e un momento di condivisione. Dall’entrata nel locale all’ultimo boccone, ogni elemento è calibrato per accompagnare il cliente e fargli capire cosa significa davvero “fare esperienza intorno alla pizza”. Questo primo anno di attività si chiude, dunque, con risultati oltre le aspettative: una clientela fidelizzata e riconoscimenti prestigiosi come il titolo di “Novità dell’anno” per 50 Top Pizza e i due spicchi nella Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso. Premi che sanciscono il successo di un progetto costruito su una visione chiara: elevare la pizza, senza tradirne l’anima.

Le conferme e le novità del format Avenida Calò che mi piacciono

Il punto di partenza è il nuovo menu, strutturato in tre capitoli chiari: pizze della tradizione, pizze doppio crunch (pizza fritta e poi ripassata in forno) e le (R)evolution creation e poi ciliegina sulla torta il menu stagionale. Non era la prima volta che sfoglio la carta di Avenida Calò, ma c’è un dettaglio che mi ha colpito positivamente fin dall’inizio: l’abbinamento pizza-vino indicato direttamente in menu. Una mappa del gusto pensata per chi cerca una guida, per chi non si sente abbastanza esperto o – semplicemente – per chi ha voglia di affidarsi e sperimentare le proposte del locale.

A questo primo livello di orientamento si aggiunge un servizio di sala guidato da sommelier attente, capace di condurre l’ospite in un percorso di degustazione fatto di calici studiati ad hoc per accompagnare i diversi spicchi di pizza.

Tornando al menu, la vera novità di stagione è il suggerimento delle pizze in condivisione: le proposte più creative e gourmet vengono pensate per essere condivise e servite già spicchiate al centro del tavolo. Una scelta intelligente che permette ai commensali di scoprire diverse sfumature dell’impasto e dei topping e vivere un’esperienza più completa dell’universo firmato Francesco Calò. Una tendenza sempre più diffusa nelle pizzerie contemporanee, soprattutto in quelle che puntano alla creatività.

Altro elemento che ho trovato prezioso: nella sezione delle pizze stagionali compare, nero su bianco, il concept di ogni pizza. Una scelta che si fa notare e offre al commensale una chiave di lettura chiara e la comprensione di ciò che troverà nel piatto ancora prima del servizio. Un modo per preparare chi assaggia e di farne capire quale idea di gusto guida quella creazione, quale pensiero ci sono, i sapori evocati.

Stando a quanto racconta lo stesso Calò, l’opzione più scelta – soprattutto da chi entra per la prima volta – sia il percorso di degustazione “La Mano”, un format che piace, incuriosisce e soprattutto ricorda sempre di più i tasting menu del fine dining: assaggi calibrati, accompagnati da calici pensati per esaltarli.

Servizio e location in funzione dell’esperienza

Il locale, nella sua struttura, è accogliente e intimo: elegante senza essere ingessato, curato senza risultare distante. È uno spazio che invita a rilassarsi, complice anche la scelta estetica dell’ingresso: non una vetrina, ma un portone che sembra quello di una casa. E, in fondo, è proprio lì che Avenida Calò ti vuole far entrare.

Il personale, formato in modo impeccabile, accogliente e sorridente, è un tassello centrale dell’esperienza: uno dei touch point che fanno la differenza e che contribuiscono a dare valore a tutto il percorso. Perché un’esperienza, alla fine, è fatta di pizze, di vini, ma anche di persone che sanno come guidarti.

Con quasi 150 etichette selezionate da Chiara Maggio, Avenida Calò conferma la propria anima di enopizzeria. La carta privilegia i vini italiani, con alcune incursioni estere, e accompagna ogni pizza e ogni piatto in un percorso coerente e dinamico. L’utilizzo del Coravin per il servizio al calice consente un pairing sempre preciso e calibrato, esteso anche ai dessert. Un modo per rendere ogni degustazione un’esperienza completa, dove tecnica e ospitalità dialogano con naturalezza.

Da un punto di vista personale, dopo la replica dell’esperienza degustazione, trovo poco pratica l’alzatina scenografica che propone il calco della mano del maestro Calò, più in particolare nell’assaggio di pizze più complesse e ricche nei topping, con il rischio di complicare l’assaggio al cliente più che valorizzarlo.

La pizza di Francesco Calò

Sul fronte pizza, l’impasto di Francesco Calò continua ad avere un morso riconoscibile: frutto di un processo indiretto con lievitazione di 24-48 ore e idratazione al 78%, e utilizza un blend di farine, “Farina Intensa”, messo a punto dallo stesso Calò, con una prevalenza semi-integrale, ricca di fibre e di carattere. Questo mix esclusivo porta con sé un sapore pieno, profumi e colore. Sul versante topping si trovano combinazioni armoniose, mai aggressive, con una predilezione per note delicate che accompagnano l’impasto senza sovrastarlo.

Per l’autunno 2025, Avenida Calò presenta “Bruma”, un menu che racconta la transizione tra le stagioni, un viaggio nei profumi di terra e bosco, nei toni affumicati e nelle consistenze avvolgenti. Tra le proposte stagionali spicca senza dubbio Canto di Bruma (ragù bianco di cervo brasato al ginepro, purea di pastinaca e patata affumicata, spuma di noce e burro nocciola, tartufo nero, fiocchi di sale Maldon), una pizza che gioca su un registro più personale e deciso, con ingredienti che la rendono ricca, profonda, quasi narrativa: è la classica pizza che racconta una stagione in un solo morso. Segue Lacrima dei Nebrodi (fiordilatte, lardo di suino nero dei Nebrodi, fichi caramellati al Porto, polvere di cacao amaro, petali di cipolla bruciata, timo), che gioca sui contrasti tra il dolce e il sapido e che si fa ricordare con piacere.

Sempre affidabili la Nero di Marinara e la Bufalina 2.0 tra le pizze in doppia cottura, ben eseguita e piacevole da mangiare. Anche la parte dessert conferma la volontà di chiudere l’esperienza con coerenza e una linea di dolci d’autore, tra cui Boca de Cannella, pizza croccante con crema pasticciera, nocciola e crumble di mandorle.

Ti potrebbe interessare: Carta dei vini, cosa succede in pizzeria?

Donna e Pizza: chi sono le Maestre della Pizza premiate a Pizza ConventionPizzaEventi

Donna e Pizza: chi sono le Maestre della Pizza premiate a Pizza Convention

Luglio 10, 2026
La pizza fatta in casa conquista sempre più italiani e il Campionato Mondiale della PizzaPizza

La pizza fatta in casa conquista sempre più italiani e il Campionato Mondiale della Pizza

Marzo 25, 2026
Da Slice il gioco sensoriale di David BoncompagniPizzaRecensioni

Da Slice il gioco sensoriale di David Boncompagni

Maggio 21, 2026
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Oldest
Newest Most Voted