Presentato a Pizza Convention il Manifesto “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”. Dal confronto tra istituzioni e grandi maestri nasce un appello condiviso: servono una professione riconosciuta, una formazione qualificata e un percorso legislativo che valorizzi uno dei simboli del Made in Italy.
L’incontro a Pizza Convention per il riconoscimento giuridico per il mestiere del pizzaiolo
La pizza è uno dei principali ambasciatori del Made in Italy nel mondo, genera un comparto che vale oltre 15 miliardi di euro e coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori. Eppure il pizzaiolo continua a non avere un riconoscimento giuridico definito. È da questa apparente contraddizione che è partito uno dei confronti più significativi della seconda edizione di Pizza Convention, l’evento dedicato al mondo della pizza che per due giorni (6 e 7 luglio) ha riunito a Roma professionisti, accademici, istituzioni e stampa.
L’incontro, moderato dall’esperta di legislazione agroalimentare Selena Vacca, ha visto la partecipazione della senatrice Gisella Naturale, vicepresidente della 4ª Commissione Permanente Politiche dell’Unione Europea, di Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, e di alcuni tra i più autorevoli interpreti della pizza italiana: Roberta Esposito (La Contrada), Franco Pepe (Pepe in Grani), Corrado Scaglione (Enosteria Lipen) e Renato Bosco (Saporè).
Al centro del dibattito la presentazione del Manifesto programmatico “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”, documento che punta a costruire un percorso condiviso per il riconoscimento della professione, valorizzandone competenze, formazione, ruolo economico e culturale.
Una professione ancora senza identità giuridica
Dal confronto è emersa una posizione condivisa: non basta celebrare la pizza come patrimonio gastronomico italiano, è necessario riconoscere formalmente chi la realizza. Oggi il pizzaiolo resta infatti una figura professionale priva di una precisa identità normativa, nonostante rappresenti uno dei mestieri più richiesti e qualificanti del comparto della ristorazione. Il Manifesto propone quindi un percorso che porti al riconoscimento legislativo della professione, alla definizione delle competenze e alla tutela del mestiere, creando un modello condiviso e riconoscibile anche a livello internazionale.
La senatrice Gisella Naturale, prima firmataria di un disegno di legge dedicato al riconoscimento della professione, ha ribadito l’impegno delle istituzioni: “Una strada che ho avuto il piacere di intercettare già da alcuni anni quando mi è stato proposto di lavorare a un iter legislativo e, in qualità di senatrice, sono stata la prima firmataria di un disegno di legge dedicato a questo riconoscimento, richiesto sempre più a gran voce dal settore, che può e ci auguriamo diventi uno stimolo per le nuove generazioni offrendo loro un futuro professionale che deve necessariamente partire dal nostro Paese. Il mestiere del pizzaiolo è infatti intrinsecamente legato alla storia della nostra terra, non possiamo quindi rischiare di perdere questa priorità.”
Per Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, il momento è ormai maturo: “Qui a Roma è emersa più che mai una volontà concreta e ben specifica nel definire a livello normativo la professione del pizzaiolo. Si tratta di un passaggio fondamentale per rafforzare la dignità di un mestiere secolare riconoscendone una professione definita e tutelata.”
Per Franco Pepe il dialogo con la politica rappresenta una svolta concreta: “La sensazione è che, dopo anni di confronto, ora si fa davvero sul serio e, dal momento che riusciamo a dialogare con i vari attori e la parte politica, significa che c’è sempre più speranza per il futuro che parte inevitabilmente dalla formazione.”
Mentre Renato Bosco ha posto l’attenzione sul valore identitario della professione: “Riconoscere la figura del pizzaiolo significa mettere un punto fermo in un mestiere che negli anni continua a crescere costantemente. Ci auguriamo che questo traguardo possa rappresentare una vera cassa di risonanza per avvicinare sempre più giovani a una professione dal valore inestimabile.”

Formazione: il futuro parte dalle scuole
Il confronto ha evidenziato come il riconoscimento della professione rappresenti anche uno strumento per preservare il patrimonio culturale della pizza e trasmetterlo alle nuove generazioni.
Altro tema centrale è stato, infatti, quello della formazione. Secondo i relatori, il settore ha bisogno di percorsi didattici strutturati, riconosciuti e inseriti nel sistema scolastico e professionale, capaci di preparare le nuove generazioni e rispondere alle esigenze di un comparto sempre più specializzato. L’obiettivo è costruire una filiera della formazione che accompagni i giovani verso una professione altamente qualificata, superando l’attuale frammentazione dei percorsi formativi.
Corrado Scaglione nel suo intervento ha ribadito il ruolo educativo dei professionisti del settore:
“La parte politica ha assunto un impegno importante ponendo l’attenzione su aspetti per noi fondamentali. Dobbiamo continuare a far crescere la professionalità del settore partendo dai giovani perché sono loro il futuro della pizza. Il nostro compito come ambasciatori è trasmettere loro conoscenza, serietà e consapevolezza che li porti a diventare professionisti a tutti gli effetti.”
E Roberta Esposito ha sottolineato il valore culturale della professione: “Questo momento di incontro e confronto con i miei colleghi e con il mondo istituzionale è stato particolarmente significativo soprattutto in relazione alle modalità con cui oggi si racconta la pizza: non più solo prodotto ma un fenomeno in evoluzione, mettendo al centro la valorizzazione e la tutela del sapere che c’è dietro.”
Un Manifesto per il futuro della pizza
Il Manifesto “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare” rappresenta così il primo passo di un percorso che punta a coinvolgere l’intera filiera, dalle istituzioni al mondo della formazione, fino alle associazioni di categoria. L’obiettivo è arrivare a un riconoscimento normativo della professione e alla costruzione di un sistema formativo qualificato che renda il mestiere del pizzaiolo una professione pienamente riconosciuta, tutelata e attrattiva per le nuove generazioni, all’altezza del valore economico, culturale e identitario che la pizza rappresenta per l’Italia.



