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Prezzi, modelli di business e territorio: la prima fotografia completa del comparto pizza napoletana. I risultati arrivano dal primo anno di attività dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana.

Quanto costa davvero una pizza napoletana? Numeri, geografia e futuro del settore

La pizza napoletana è uno dei grandi simboli della cucina italiana, ma dietro quel disco perfetto di impasto, pomodoro e mozzarella c’è anche un sistema economico enorme. Per la prima volta qualcuno ha provato a fotografarlo davvero: prezzi, modelli di business, organizzazione delle pizzerie. I risultati arrivano dal primo anno di attività dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, presentati a Roma nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Un progetto nato dalla collaborazione tra Università degli Studi di Napoli Parthenope, il dipartimento CNR-DSU – Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale, l’Associazione Verace Pizza Napoletana e FIPE Confcommercio Campania. L’obiettivo? Capire davvero come funziona uno dei settori più iconici e allo stesso tempo più dinamici della gastronomia italiana.

I numeri raccontano molto bene la dimensione del fenomeno. In Italia il comparto della pizza muove circa 15 miliardi di euro all’anno. Le pizzerie sono oltre 50.000 e danno lavoro a più di 300.000 persone, con una produzione quotidiana che supera gli 8 milioni di pizze. Per costruire questa fotografia del settore, i ricercatori hanno analizzato dati provenienti da 101 questionari e da 250 attività con 254 sedi sparse sul territorio nazionale, tutte affiliate all’Associazione Verace Pizza Napoletana e quindi legate a un disciplinare preciso che garantisce uniformità di ingredienti e metodo.

Il prezzo della Margherita in Italia

Uno degli aspetti più curiosi riguarda il costo della pizza simbolo per eccellenza: la Margherita. Il prezzo medio nazionale si attesta intorno ai 7,04 euro, ma la geografia della pizza racconta alcune differenze interessanti: a Napoli costa 6,74 €, nel resto del Sud 6,72 €, mentre nel Centro Italia 7,46 € e al Nord 7,66 €.

A partire da questi dati è stato elaborato anche un indicatore specifico, l’Indice Pizza Napoletana Margherita (IPNM), che misura quanto il prezzo si discosti da quello della capitale della pizza. Il risultato? Più ci si allontana da Napoli, più la pizza tende a costare.

Nonostante tutto, resta un piatto popolare

Negli ultimi anni i pizzaioli hanno dovuto fare i conti con aumenti importanti delle materie prime, soprattutto mozzarella e olio extravergine. Eppure la pizza continua a restare uno dei piatti più accessibili della ristorazione.

Secondo l’indagine il 31,3% delle pizzerie ha aumentato il prezzo tra 1 e 50 centesimi; il 22,9% tra 0,50 e 1 euro; l’11,5% tra 1 e 1,50 euro e il 14,6% non ha aumentato il prezzo affatto. Tradotto: la Margherita resta uno dei pochi prodotti gastronomici che riescono ancora a mantenere un forte equilibrio tra qualità e accessibilità.

La pizza, molto più di un piatto

La pizza per fortuna va oltre al prodotto gastronomico. Per gli studiosi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la pizza napoletana rappresenta un vero e proprio patrimonio culturale vivente. Un insieme di saperi artigianali, memoria collettiva, tradizioni sociali e identità territoriale. In altre parole: quando mangiamo una pizza non stiamo solo scegliendo cosa mettere nel piatto. Stiamo partecipando a una storia che continua a evolversi ogni giorno, tra tradizione, impresa e cultura. E forse è proprio questo il segreto della sua forza: la pizza resta una cosa semplice, ma dentro quella semplicità vive un mondo intero.

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