Giugno 2026 Casa 50 dopo Napoli apre anche a Roma, il ristorante di cucina napoletana di Ciro Salvo che propone in menu anche nuova idea di pizza. Ci siamo stati e ve lo raccontiamo.
A Roma ha aperto Casa 50
Stiamo parlando del ristorante del gruppo 50 Kalò, che si basa su un format di cucina tipica partenopea. Alla guida dell’insegna Ciro Salvo e Alessandro Guglielmini, mentre in cucina Vincenzo Cammarota, chef napoletano da anni a Roma, chiamato a interpretare i piatti più rappresentativi della tradizione campana.
Siamo precisamente nel quartiere Salario, in via Velletri 22 e a pochi metri da Piazza Fiume, in apparenza il format è lo stesso: ambienti e oggetti dal gusto vintage che rimandano a Napoli e ai suoi miti, un’atmosfera rilassata e con qualche presenza romana, sia fuori che dentro al piatto. Tutto gira intorno al concetto di “casa”, da qui il nome e proprio per questo motivo il progetto mette al centro l’accoglienza e la tradizione, che più che al territorio si lega alle mura domestiche. Nessuna rivisitazione di grandi classici o destrutturazioni di piatti, ricordi di ricette o menu stereotipati che devono accalappiare il turista, ma solo cucina autentica napoletana, sapori riconoscibili e rassicuranti.
Casa 50 e l’altra pizza di Ciro Salvo
E anche la pizza rientra in questo concept. Perché contrariamente da quanto accade a Napoli, dove 50 Kalò e Casa 50 sono dedicate rispettivamente alla pizza e alla cucina, senza contaminazione alcune, sulla piazza romana le cose cambiano. Casa 50 propone anche la pizza, ma ATTENZIONE quella che si trova qui non è la pizza iconica di Ciro Salvo, la sua classica napoletana che crea la fila fuori dal locale (50 Kalò), ma una pizza diversa. E no, non è un bluff, uno specchietto per le allodole come si potrebbe pensare. Anzi la differenza è dichiarata come volontà di distinzione, evitando duplicati che potrebbero fagocitare la clientela e snaturando il concept di Casa 50. Una scelta di marketing e di identità prima di tutto. Ciro Salvo ha deciso di non replicare, ma di riprogettare la pizza nelle sue caratteristiche di consumo per questo nuovo locale.
Come lui stesso ci ha raccontato: “Casa 50 non vuole essere un ristorante – pizzeria, ma la pizza qui è una delle tante portate in menu, pensata come alternativa per chi non vuole un primo piatto o magari da prendere come antipasto e condividere, perché no anche per un veloce lunch o un aperitivo con un calice di vino”. Dichiarati gli intenti, passiamo alla parte tecnica e vediamo come e quale impasto e tipologia il celebre pizzaiolo napoletano, riconosciuto nel mondo per la sua classica napoletana, ha scelto per questa nuova apertura.

Com’è la pizza di Casa 50
Si parte dall’impasto, ovviamente niente a che vedere con quello della sua pizza originale, anche se alla scuola napoletana classica si ispira: impasto diretto ma con un’idratazione inferiore e una lievitazione fino a 24 ore. Cambiano stesura e cottura, ed è così che cambia completamente il prodotto.
Qui si cuoce in forno elettrico a bocca aperta, scelta voluta per avere maggiore croccantezza, ma anche un formato più standard, facilmente replicabile senza margini di errori (e ovviamente esportabile in altri sedi). Nell’insieme la pizza è più ampia come diametro, stesa a mano, e più sottile, con i cornicioni bassi (ma ci sono), il bordo risulta più crunch mentre il centro è più morbido sia al palato che alla vista, con una decrescente consistenza della fetta. Senza rincorrere interpretazioni contemporanee è una pizza immediata, familiare e confortante, coerente con l’identità stessa del progetto.
È evidentemente una pizza che vuole strizzare l’occhio ai romani, pur rimanendo qualcosa di diverso da tutto nel suo genere e senza voler imitare la pizza “bassa e scrocchiarella”. Avendola assaggiata nei primi giorni di apertura di Casa 50 possiamo affermare che non è una pizza canonica, ascrivibile a uno stile ben preciso, ma perfettamente declinata nei gusti in menu, tutti classici e niente di creativo.
Per quanto riguarda i topping, il menu punta sui grandi gusti della tradizione: c’è la Cosacca con pomodoro San Marzano DOP e parmigiano reggiano DOP 18 mesi; la Marinara e la Marinara rinforzata con acciughe del Mediterraneo e pomodori confit; la Margherita e la Margherita con bufala campana DOP; la Provola e Pepe; la Diavola con salame Napoli; la Bufala e Fiocco con prosciutto crudo irpino; la Salciccia e Patate; la Ricotta, Fiori di Zucca e Salame e il Ripieno al forno.

Una pizza identitaria e marketing approved
Non rientra nei gusti personali di chi scrive, ma tecnicamente è di qualità e all’interno del menu ha una collocazione ben precisa che la riposiziona anche in modo intelligente. L’idea è quella di sottrarre la pizza al ruolo di protagonista assoluta per inserirla in un percorso di condivisione, rafforzando così quella visione di convivialità che anima il locale. Una pizza non da mangiare intera come pasto, ma più da dividere in attesa del resto: una prospettiva nuova che funziona (anche per noi). Su questo aspetto Ciro Salvo nella sua ricerca è stato ben attento al discorso dell’identità. Non si replicano tendenze, forse si cavalcano i gusti dei clienti (come è giusto che sia) e dal punto di vista del marketing anche come alternativa di format e di mercato si posiziona bene, non si sovrappone all’altro suo prodotto e non diventa concorrente di sé stessa.
Ad accompagnarla c’è una bella carta dei vini e delle bollicine anche con riferimenti internazionali, e c’è anche una lista di cocktail.
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