E ora passiamo alla cucina, solo per non farvi pensare che mi nutro solo di pizza.
Il 2025 è stato un anno in cui ho selezionato e desiderato le mie esperienze gastronomiche, sia quelle fatte per lavoro che per mio piacere personale. E non si tratta solo di ristoranti e degustazioni, ma anche di assaggi improvvisati, di soste rinfrescanti e golose, di scorribande nei forni o nelle pasticcerie: insomma ogni momento folgorante che mi ha lasciato un’emozione lo voglio inserire nella mia lista delle migliori esperienze gastronomiche del 2025. In molti più che la scoperta di un sapore o di un piatto, c’è quella di una storia, di una cultura, di una tradizione, come per esempio quella tutta al femminile del pane di Cerchiara, o ancora la scoperta di caseifici che lavorano solo latte di bufala in Calabria. In altri casi la conferma alla fama che accompagna certi posti dove non ero riuscita ad esserci, come mi è accaduto da Gelato Cesare a Reggio Calabria. In quest’anno ho visto nella cucina italiana un legame ancora più profondo con il territorio di azione, la sensibilità di una cucina che non vuole “sprecare” ma che tende a essere sempre più circolare e dalla cucina genuina al fine dining c’è ovunque uno sguardo al passato.
Com’è stato questo 2025 a tavola
Il fine dining è in crisi? Non penso, forse più che altro è alla ricerca di una nuova direzione. Creatività, estro e tecnica hanno cominciato a dialogare maggiormente con il cliente, portando in tavola piatti meno astratti e più concreti, narratori di storie che piacciono e che hanno come morale l’essenza delle cose e del gusto. La ricerca degli chef che ho conosciuto e avuto modo di assaggiare (e anche ascoltare) è concentrata sulla memoria, sulla riscoperta di materie prime povere dal sapore intenso, erbe spontanee quasi dimenticate ritornano a fare capolino tra misticanze e farciture, fondi e brodi sono estrazioni dei sapori del cuore, i vegetali sono le muse ispiratrici di nuovi piatti, che si spogliano di altri ingredienti e sovrastrutture e trovano l’apice nel gusto nella loro assoluta e solitaria presenza. Infine c’è la tradizione, che ispira e getta le basi di un rinnovamento, quella non manca mai, che sia la cucina della nonna, di famiglia, della moda anni ’80 o del singolo paese, c’è e si fa sentire nella sua complessa semplicità. Il pane (o grano) e l’olio extravergine d’oliva sono i nuovi numi della tavola e per questo 2026 detteranno regole e cultura.
Ti potrebbe interessare: Pizza, i migliori assaggi del 2025 di Capricciosa
Le migliori esperienze gastronomiche 2025 (secondo me)
Ippolito, Osteria a Fiumicino
Inizio forse con quella che mi ha veramente lasciato senza parole, andando oltre ogni aspettativa: Ippolito Osteria a Fiumicino l’osteria del gruppo di Luca Pezzetta, aperta a gennaio 2025. Dietro alla dicitura osteria si nasconde un vero laboratorio del gusto, una cucina dove la sperimentazione diventare conforto e piacere Qui ho trovato ricerca, tecnica e forma al servizio del palato per un’esperienza di godimento. Ippolito a Fiumicino (Rm) nel suo primo anno di attività dà conferma di una cucina di talento, raffinata, elegante, ma che parla al commensale con sincerità, dritta al cuore. Un viaggio nel territorio di questa città che spazia dal mare alla terra e ritorno, carne e pesce vivono inseguendo il ricordo di ricette tradizionali che sanno diventare qualcos’altro, creando divertimento e quel pizzico di stupore. Potrei definirla un’osteria “consapevole”, con una visione chiara della cucina fatta di circolarità e zero spreco, di tagli poveri e meno conosciuti, di stagionalità e di territorio.
Gli assaggi del cuore: Polpetta di Pescato al vino veraci e “memorabili” per la loro semplicità; Battuto di cervo, zucca, castagne e fonduta di caprinodal gusto intenso che si alleggerisce con la dolcezza delle castagne e delle zucche; Pasta mista cozze, patate e provola emblema di quella tradizione su cui sperimentare diventa una forma di personalizzazione e diversificazione.



ConTatto a Frascati
ConTatto è il ristorante di Luca Ludovici e Lorena Cavana a Frascati, che ha il suo cuore pulsante nella grotta sottostante, trasformata in teatro da degustazione, ma soprattutto in una cella naturale dove affinare, maturare, coltivare, sperimentare. Ecco che la cucina diventa a chilometro sottozero. Ed è proprio da una trasformazione spontanea delle materie prime che prende ispirazione e forza la cucina dello chef Ludovici, fatta di attesa e di ricerca. Alla base c’è un pensiero profondo di sostenibilità, di circolarità, di rispetto per l’alimento in ogni sua parte e un ascolto attento della natura. La pratica è più complessa della teoria così come non è semplice darne una definizione perché qui di convenzionale c’è ben poco. Ecco perché mi sento di dire che la cucina di Ludovici è stata una delle esperienze più interessanti dell’anno passato, nasce quasi in segreto nel cuore della terra e prende forma da studio, lavoro costante e tecnica precisa.
Gli assaggi del cuore: Porro alle braci, aringa e quinoa soffiata, piatto che mi è piaciuto per un gioco di contrasti eleganti e poi Sostenibilità del Riso, riso maturato in grotta, mantecato con burro, parmigiano, limone fermentato sotto sale, crema di scorza di parmigiano e polvere di carbone di cipolla: un tripudio di sapori dai toni alti, profondi, tra acidità e grassezze, tutti con una lunghezza importante.


Seguire le Botti – Agriturismo a Terracina
Qui si capovolgono le regole e si smontano gli stereotipi intorno al format dell’agriturismo perché la grande sorpresa è proprio la sua cucina, espressione profonda del territorio ma con il massimo della creatività. Artefice di tutto ciò è lo chef Pasquale Minciguerra, che con tocco creativo, buona tecnica e l’utilizzo di ingredienti esclusivamente laziali mette al centro del menu di Seguire le Botti il gusto vero e viscerale, che viene presentato come un concetto del tutto nuovo, quasi un elemento dimenticato e che è tornato di moda. Ed è quello che succede in particolare nella lavorazione dei vegetali di cui si esalta ogni sfumatura e che si trasformano da semplici ingredienti in preziosi elementi da cui si può tirare fuori personalità e ricchezza espressiva.
Gli assaggi del cuore: Vellutata “Caldo-freddo” di piselli e asparagi, ricotta, brioche al formaggio e guanciale, un piatto che sa essere bello agli occhi, elegante e intenso al palato e lo Spaghetto al pomodoro che non è quello che sembra, un piatto comfort allo stesso tempo moderno e stupefacente.


Anavà a Roma
Anavà è il ristorante all’interno dell’Hotel Je Rome, in Via dell’Umiltà a Roma e qui ho trovato tutto tranne quello che mi aspettavo. Pensavo all’ennesimo ristorante di “aspirazione fine dining” e invece ho trovato una visione giocosa e al contempo raffinata dei piatti della memoria, quella familiare e della tradizione italiana. Non una cucina da cartolina o turistica, ma una fotografia di un’Italia a tavola, quella provinciale, quella dei rituali familiari durante le feste comandate o le domeniche, secondo la visione moderna e nuova dello chef Danilo Mancini. C’è tanta voglia di giocare, scomporre e ricostruire, tutto con tecnica e conoscenza della materia prima. Da provare e secondo me da iscrivere tra le destinazioni gastronomiche interessanti.
Gli assaggi del cuore: Biscotto, l’antipasto mascherato da dessert che mette tra due biscotti un cuore salato di crema di formaggio fresco e mascarpone accompagnato da un paté di fegatini di pollo e di bufala con tanto di rimandi visivi e divertenti e sapori inediti. Pennette alla vodka, Piatto riuscito nel gusto e nelle intenzioni, l’iconico piatto anni ’80 torna a essere goloso e godibile.


Tribarakkio a Catanzaro
Tribarakkio cucina con bottega non è una trattoria contemporanea, ma “domestica” con una cucina familiare quella voluta da Mariarita Bruno che fa bene al cuore e al territorio. Una tappa obbligata dalla mia curiosità, un momento di scoperta e di memoria insieme. Qui il cibo è cultura e linguaggio, un modo per raccontare qualcosa di nuovo e antico insieme, qui si dà spazio a ingredienti sempre freschi e a una proposta gastronomica sempre diversa, con un menu che cambia quotidianamente e che mette in risalto la Calabria e i suoi prodotti, un laboratorio rifugio di molti buongustai. Una delle realtà più autentiche e originali nella ristorazione contemporanea in Calabria.
Gli assaggi del cuore: Mparrettati con ragù calabro, la celebre pasta al ferretto con un ragù di maiale e vitello dalla lunga cottura, un piatto rituale che riconduce ai pranzi delle domeniche in famiglia, un piatto che profuma e scalda il cuore. La Parmigiana di zucca, vera goduria per il palato, golosa ma sempre equilibrata.


Eggs Milano
Un tassello mancante della mia “cultura gastronomica” lo ammetto, per fortuna chef Barbara Agosti, durante una mia serata milanese, mi ha introdotto nel suo mondo, raccontandomi anche la sua visione di Roma vs Milano, ma non vi dirò mai chi vince tra le due città. Definito la patria delle uova, Eggs si sa è un ristorante tematico, che fa delle uova in tutte le forme e specie l’ingrediente principe di ogni ricetta salata o dolce, della tradizione romana e non solo. Grande attenzione alla filiera, alla tracciabilità, sostenibilità e zero spreco. La cucina della Agosti gioca sul dualismo tradizione e modernità, sapori vecchi e nuovi, piatti comfort come la carbonara, di cui c’è una menu dedicato, altri divertenti, sempre colorati e assolutamente da condividere.
Gli assaggi del cuore: La Carbonara 54 che riprende la prima carbonara apparsa su una rivista di cucina e sinceramente batte la classica 1-0. E il celebre e creativo Gioco dell’ova un colpo di genio che valorizza l’uovo in ogni sua forma, che crea condivisione e divertissement.


Osteria di Monteverde a Roma
Ci ho impiegato troppo tempo per andare da Osteria di Monteverde e da Roberto Campitelli, ma ho trovato conferma alle tante voci. Un menu stagionale e con frequenti cambiamenti e rotazioni, fuori menu che si ispirano alla spesa del mercato e ovviamente tanto territorio. Roberto sposa la tradizione e la fa sua, restituisce sapori netti, complessi e di carattere. C’è una cucina che va oltre il concetto di casa, si parte da lì per diventare una cucina avvolgente, calda e seducente, che nobilita i piatti classici e i sapori già conosciuti. Ci sono i piatti di Roma, quelli classici e quelli di ispirazione.
Gli assaggi del cuore: Sformatino di zucca con funghi, parmigiano, riduzione di Cesanese e castagne arrosto con sfumature di sapori e di consistenze che colpiscono subito. Rigatoni con la coda alla vaccinara che vince con quel suo gusto intenso e aroma di cacao che si fa sentire.


La Dogana a Capalbio (Gr)
A far da padrone c’è la cucina di Luca Morroto, mediterranea, elegante e confortevole insieme al palato. Una cucina sicuramente di tecnica, ma da cui trapela il sentimento e il legame verso il territorio con una particolare attenzione al recupero delle materie prime. Il tutto si gioca sugli equilibri delle consistenze o di sapidità naturali del mare, le acidità vegetali o la dolcezza dei frutti che trovano spazio in piatti freschi ed eclettici. La parte creativa di Morroto si sposa con la tradizione, fonte di ispirazione, che viene poi sorpassata da guizzi interessanti, che abbiamo riscontrato soprattutto nei primi piatti.
Gli assaggi del cuore: Riso al salto allo zafferano, crudo di gambero rosso, burrata e salicornia è uno dei piatti pop e di tradizione che merita l’assaggio, somma di consistenze variabili che rendono vincente. Linguina all’aglio nero, scampi e colatura di alici, un piatto che incuriosisce subito per la combinazione di ingredienti, abbastanza spigolosi singolarmente e poco usuali combinati insieme, ma che invece diventano un piatto perfettamente bilanciato nel sapore.


Scima a Roma
Andare da Scima è un po’ come andare a pranzo o a cena a casa di amici, perché è un posto dove si sta bene. Scima è uno dei miei posti del cuore per questo motivo lo lascio tra gli ultimi della lista. E’ un luogo in cui andare a mangiare è un po’ come viaggiare, come fare un giro di giostra. Questo è il potere di Paolo D’Ercole che dal canto suo non vuole etichette e il suo più grande divertimento è riprodurre quei sapori ritrovati tra le pagine di vecchi libri. La sua è una cucina vagabonda, non si lega solo a un unico territorio, ma spazia dal nord al sud Italia, passando per le isole, entrando nei paesi e nelle case. Ecco perché i suoi piatti sono così speciali. Fiore all’occhiello di questo posto è sicuramente la Carta delle Maionesi, un menù nel menù dove trovare delle golose salse che cambiano in base all’estro o agli ingredienti reperiti e ai piatti a cui poterle abbinare.
Gli assaggi del cuore: Krapfn di segale con Graukase, un morso semplice e diretto, ma di grande impatto; le Polpette di melanzane con maionese alla nduja e qui non servono commenti.


Stellati e dintorni
Moma
Nella cucina di Andrea Pasqualucci non trovo tendenze, mode, ma avanguardia, tecnica e rimandi a una solida tradizione. C’è una attenzione viva al territorio e alle materie prime, una visione etica e contemporanea: cucina circolare, filiera corta, zero spreco e una grande tecnica. sapori diretti ed essenziali, piatti dalla personalità riconoscibile, che definiscono la sua identità e proprio per questo motivo mi piace
Gli assaggi del cuore: Tortelli di pappa al pomodoro, pesche e basilico, dove l’approccio comfort dell’assaggio lascia il passo al gioco nuovo di croccantezza e dolcezza della pesca che rompe gli schemi. Lombo di pecora in crépinette, cremoso alla parmigiana e maionese al miso, un piatto che mi è piaciuto al primo assaggio, di grande potenza gustativa, sintesi della sua cifra stilistica.


Pulejo Ristorante
La cucina di Davide Pulejo si può sintetizzare nel concetto della memoria, privata ma anche territoriale. Nei suoi piatti si ritrova la semplicità degli elementi, essenziali nei sapori, diretti e intensi: linearità, nessuna sovrastruttura, nessun volo pindarico, ma solo una bella tecnica, sapiente e felice, con una buona dose di creatività. Troviamo Roma con il suo territorio, il legame alla terra, alla tradizione.
Gli assaggi del cuore: Peperone come manzo, un piatto che lascia il segno, un equilibrio tra apparenza ed essenza perfettamente raggiunto, dove l’ortaggio viene lavorato per ottenere la consistenza della carne e al palato è come mangiare una tartare. Tagliatelle arrosto, pomodori, enfleurage di manzo, che ho amato per il suo essere comfort, fresco, estivo nella sua alta tecnica.


Il lato dolce del 2025
Gelato Cesare a Reggio Calabria
Un luogo simbolo per la città, punto di ritrovo, un concentrato di storia e di gusto. Intorno a Cesare Gelato c’è un percorso di tradizione, che negli anni si è saputa rinnovare, forte di una visione aperta e proiettata nel futuro, ecco perché nonostante gli anni il gelato qui è sempre buono come un tempo, anche se completamente diverso. Due generazioni alla guida, Davide e il figlio Cesare, una visione moderna del gelato, che si traduce in rispetto della materia prima, in gelato inclusivo, sano, buono. Un gelato che si lega al territorio, lo sa raccontare e lo sa promuovere.
Gli assaggi del cuore: Sorbetto di fichi di Catona
Bar del Tocco a Gerace (Rc)
In questo piccolo bar del centro di Gerace si fa una delle granite più buona della Calabria. Cremosa, densa, corposa, sembra quasi di mangiare un gelato. Giuseppe Rinaldis ha scelto di utilizzare solo materie prime a km0, autoprodotte o da aziende agricole locali: more di gelso, le pesche (anche al vino) e poi la granite alla mandorla, sia bianca che tostata, pistacchio, agrumi, cioccolato Pochissimi zuccheri aggiunti e nessun tipo di colorante o addensante chimico. Ovviamente la granita dà il meglio di sé con la brioche con il tuppo, che qui vengono prodotte in casa come tutto il resto della pasticceria e biscotteria.
Gli assaggi del cuore: Ricotta e noci, prodotta con ricotta che arriva fresca ogni mattina e che somiglia per la sua struttura più a un gelato, gusto che mi ha lasciata basita è stato. Per non parlare del cioccolato fondente.


Qirmiz – Ghost Atelier di Federico Cari
Qirmiz — il neonato laboratorio del pasticciere romano Federico Cari — più che un “luogo” e un’idea. Un atelier, o come lo definisce il suo creatore un ghost atelier, nel senso più puro del termine, dove la tecnica pasticcera dialoga con suggestioni che arrivano dalla moda e dall’arte, dando vita a dolci sartoriali, pensati e realizzati su misura. Una sorta di boutique di alta pasticceria, senza mura né vetrine, senza bancone, un’astrazione di pasticcera che si presenta con eleganza, inusuale, diversa, coraggiosa. Nel concreto ci sono le forme, le tecniche, una dolcezza conturbante e mai eccessiva. Elementi comfort e altri che mettono in discussione alcune certezze. Mi aspetto tanto da questo progetto lanciato a ottobre.
Gli assaggi del cuore: Le madeleine alla nduja, un incrocio il sapore dolce dei ricordi, produmi di mandorla e la rotondità, il rosso e un piccante equilibrato della nduja. Un boccone lussurioso mi viene da dire. La pastiera ricca, gonfia di ricotta, canditi profumati, golosa, dopo ogni fetta leccatevi le dita.


Spizzichi e bocconi del 2025 da ricordare
Tra le varie scorribande in Calabria, le uscite, gli incontri e gli eventi ci sono stati anche una serie di assaggi fugaci o fuori contesto, dove è più facile concentrarsi sul singolo piatto o sul singolo prodotto che approcciare ad una filosofia di cucina.
Il 2025 mi ha fatto scoprire da vicino i forni e il pane di Cerchiara, e il grande lavoro delle donne del posto che portano avanti una tradizione lunga producendo il celebre pane con la gobba profumato di grano, cotto al forno a legno, e le pitte larghe e piatte. Ho scoperto anche la storia di Forno Orlando a Castrovillari di cui ho scritto tanto e che al di là del pane ha un banco di pasticceria classica spettacolare e che mi ha letteralmente conquistata (pure mia madre dopo aver assaggiato le zeppole di San Giuseppe e i pasticciotti alla mandorla) e in estate fa anche il gelato. Sempre in Calabria l’esperienza più autentica è quella vissuta alla morzelleria di Salvatore Talarico, dove ho mangiato rigorosamente in pitta sporcandomi le mani e “i gargi” come vuole tradizione.


Morso interessante e locale di nuova apertura anche Timo a Reggio Calabria dove tra i vari assaggi il Panino della Madonna, omaggio alla Festa della Madonna di settembre, che scompone il classico panino che si mangia nelle fiere e lo rende un piatto elegantemente genuino. Doveroso ricordare anche il cannolo con la ricotta di latte di bufala del Granatore, caseificio di Palmi che lavora esclusivamente latte di bufala e che da quando prepara questi croccantissimi cannoli lo spaccio sembra quasi una pasticceria. Sempre in zona a Siderno mi sono imbattuta una sera ne La Graniteria di Rocco Scarfò, con cui ho fatto un’amabile chiacchierata gustando un’ottimagranita per consistenza e struttura, quella al cioccolato e cannella veramente buona. E poi c’è quella bellissima e buonissima la tartelletta di frolla alle mandorle ripiena di una ganache montata di te bianco e vaniglia con marmellata di limone, dacquoise alle mandorle e croccante alle mandorle dei talentuosi fratelli Antonio e Fiorella Staglianò di Morè a Soverato.



Delle cene stellate di Chef sotto le Stelle giunto alla sua terza edizione e organizzato da me al DoubleTree by Hilton Rome Monti come ogni anno stilo la mia personale selezione dei piatti, uno o due per ogni cena dedicata a uno chef stellato, che mi sono rimasti nel cuore e che vi riporto qui (ma li trovate anche qui): La Satura – Farro, orzo, bacche di goji e mirtilli di Paolo Gramaglia del President a Pompei; La Misticanza aromatica con liquirizia pecorino e grano eI Tortelli di ricotta all’acqua di foglia di fico di Salvatore Tassa di Colline Ciociare ad Acuto (Fr); Polentina con vongole, capesante e mazzancolle croccanti, salsa di prezzemolo di Moreno Cedroni de La Madonnina del Pescatore a Senigallia; Riso, mandorla, sardella, zenzero e cipollotto bruciato e il Gambero, ricci di mare, cavolo nero e funghi di Luca Abbruzzino di Oltre a Lamezia Terme.
A questo punto passate le feste e presa una pausa dai ristoranti e dal cibo posso tornare a fare le mie esperienze!



