Nell’era imperante dei social network una delle figure più diffuse è quella dell’hater. Fenomeno diffuso e molto noto quando si parla di personaggi dello spettacolo e di influencer, ma che si sta diffondendo a macchia d’olio anche in ambito culinario.
Fenomeno haters anche in cucina
Il web e i social network da piazza di intrattenimento stanno diventando per la ristorazione (e non solo) veri e propri gironi danteschi. Siamo quotidianamente bombardati da contenuti di ogni natura da parte di agenzie, aziende, personaggi pubblici – e tra questi ci sono anche tanti chef – con milioni di utenti di qualsiasi età e tipologia di interesse che in modo democratico e legittimo rispondono a questi contenuti esprimendo le loro opinioni. Ma ammettiamolo, per certi versi la situazione ci sta sfuggendo di mano. Se da un lato, infatti, c’è una persona che si mostra e si racconta, dall’altro lato ci sono una o più persone che si sentono in obbligo di rispondere, polemizzare, andare contro, addirittura offendere e prendere in giro. Ogni giorno assistiamo ad un pullulare di attacchi verbali sotto post e foto carichi di astio, spesso senza motivo, ma solo per il gusto di dire la propria “assoluta” verità.
Nell’era imperante dei social network una delle parole – o potremmo anche dire delle figure – più diffuse e familiare è quella dell’hater, il cui significato è “colui che odia”. Fenomeno diffuso e molto noto quando si parla di personaggi dello spettacolo e di influencer, ma che si sta diffondendo a macchia d’olio anche in ambito culinario: chef, pizzaioli e ristoratori sono presi di mira senza pietà.
Oggi il cibo è un trend da milioni di visualizzazioni sui social: è qui che chef e ristoranti si mettono in gioco e promuovono la loro visione e immagine. Un vero e proprio boom confermato anche da un sondaggio, secondo il quale il 97% dei professionisti della cucina utilizza i social costantemente e l’argomento “cucina e alimentazione” è al primo posto con il 28% delle preferenze.
Chef, ristoranti e pizzaioli presenti sui social hanno saputo creare sulle varie piattaforme – complice anche il proprio ufficio stampa – un personaggio, un modo diretto di raccontare la loro cucina e il loro locale mettendoci la faccia. Ognuno lo fa a modo suo, trovando il suo linguaggio, il suo stile e anche delle idee “marketing” che servono a costruire la famosa reputazione, ma che a volte diventa bersaglio di polemiche odiose.
Strano ma vero, oltre al caso celebre di Benedetta Rossi anche molti altri del mondo cucina – ovviamente quelli più in vista – sono sotto attacco dei cosiddetti leoni da tastiera, dietro cui si celano clienti insoddisfatti, sedicenti cultori della gastronomia che per difendere la tradizione mettono alla gogna social gli sperimentatori di turno. E se vi state chiedendo perché un’opinione semplicemente differente si deve trasformare in un’offesa, una risposta esauriente forse non ce l’abbiamo. Possiamo ipotizzare che la causa che “motiva” certe risposte è senza troppi giri di parole l’ignoranza, la mancanza di conoscenza dei fatti, dei contesti, dei motivi per cui una persona fa o dice determinate cose. Spesso ci si ferma al titolo acchiappa click, si legge con superficialità o non si legge affatto, ma si dà voce, anche a gran volume, all’istinto e senza filtrare. E qui è doveroso sottolineare che la libertà di parola e di opinione esiste ma non vuol dire avere potere gratuito di offendere le persone e mancare di rispetto verso il loro lavoro.

Storie di odio social quotidiano
Giugno 2022 va in onda la puntata di Quattro Ristoranti di Alessandro Borghese e lo chef concorrente Danilo Canu, di un ristorante di pesce a Milano, che nel montaggio finale non dà proprio il meglio di sé diventa vittima dei social con minacce e finte recensioni negative dopo la messa in onda della puntata (cosa che si ripete ogni volta che viene ritrasmessa). Stesso destino per Ekla Vasconi ristoratrice di Mantova concorrente della stagione 2024 di 4 Ristoranti che finisce nella bufera per via delle critiche rivolte ai colleghi durante la puntata di cui è stata protagonista. La titolare del ristorante “Rigoletto” è finita nel mirino degli haters subito dopo la puntata: completamente travolta dall’odio del web sia sui social network che su Tripadvisor, tanto da dover sospendere il sistema di pubblicazione delle recensioni. Come lei stessa ha dichiarato alla stampa: “Sono stata attaccata ovunque, su Facebook addirittura c’è chi ha scritto che sarebbe venuto a farmi passare le pene dell’inferno e poi ci sono state anche telefonate anonime e messaggi alla mia mail privata”. Il retroscena? “Ho espresso le mie opinioni senza filtri e in puntata sicuramente sono risultata ‘cattiva‘. Ma non ho mai offeso nessuno”.
Altro episodio di odio social datato 2022 è quello di Artov a Rimini che si trova a essere subissato di recensioni negative. Un cliente aveva pubblicato su Tripadvisor e Google decine di post offensivi contro il locale, colpevole a suo dire di non avergli servito alcolici (che secondo la convenzione in essere tra il locale e la sua azienda non poteva servirgli in quanto autista di bus). Ecco che cominciano ad arrivare recensioni negative a cadenza regolare, con nickname diversi e tutti con una sola recensione all’attivo. Appunto quella denigratoria del locale, con servizio e cucina fatti a pezzi. Dopo un numero palesemente eccessivo di questi episodi, i titolari, assistiti da un avvocato, decidono di presentare una denuncia alla Polizia Postale.
Anche le dichiarazioni in un’intervista sul Gambero Rosso nell’autunno 2023 di Claudio Amendola hanno generato una polemica tormentone. Come ristoratore romano, parlando della mancanza di personale ha dichiarato che “i giovani hanno paura della fatica” e con questa frase si è scatenata un’ondata di repliche dove sono stati snocciolati i più vari luoghi comuni, l’attacco al personaggio famoso di turno e interventi completamente fuori tema, ovviamente senza aver letto l’articolo completo.
Infine altra dose di odio social in questo 2024, alquanto decontestualizzata perché dettata da altri motivi, è stata quella nei confronti del ristorante dei genitori di Filippo Turetta, La Cicogna di Torreglia, diventata un nuovo bersaglio degli hater. Dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin il profilo social del ristorante è stato praticamente preso d’assalto dal pubblico che cercava un modo diretto per insultare la famiglia Turetta per quanto avvenuto.
Chef e pizzaioli sotto attacco
Sui social, è noto, più aumentano popolarità, like e consensi, e maggiore è l’esposizione verso gli hater di professione e tra gli esempi più gettonati di questo periodo c’è Vincenzo Capuano, chef e pizzaiolo napoletano, noto al grande pubblico per il taglio della pizza con le sue forbici d’oro (e sotto accusa per i puristi della pizza anche per la sua pizza all’anguria). Dai titoli di alcuni magazine ai commenti social leggiamo: “Vincenzo Capuano a Milano e quelle forbici ridicole per tagliare la pizza”; “Come si fa’ tagliare la pizza con le forbici è un atto osceno non imitate”; “Fate i barbieri o i pizzaioli”; “Sta moda di tagliare la pizza con la forbice, chi la capisce. La pizza contemporanea”. E se a tagliare la pizza con le forbici è un vip di turno, la risposta è immediata: “Natu scem che taglia la pizza con le forbici par o caxx”.

Altro esempio di attacchi social reiterati è il maestro pizzaiolo Roberto Susta, criticato per i suoi impasti, le pizze e la margherita a 10 euro è diventata un tormentone. E lui cosa fa? Ha deciso di difendersi con ironia, un po’ provocando e un po’ prendendo tutto poco sul serio. Così sul suo profilo Ig (@pizzaiolonapoletano) risponde con dei video alle critiche sulla sua pizza, con tanto di post originale sopra (come potete vedere dalle foto).
Un esempio? C’è chi commenta dandogli del coglione in modo gratuito per una spiegazione a suo dire errata, chi lo attacca per i corsi tenuti: “al posto di postare i commenti con i tuoi video per farti pubblicità quando fai i corsi di vertà e non fesserie” o ancora “ma si tutto scem, tu si da ricovero”; “la stai distruggendo sta pizza napoletana vedi di finirla di fa o scem”.
Per non parlare poi della shit storm per mancata prenotazione. Altra nota dolente che accomuna le pizzerie e ristoranti più celebri, dove – è un dato di fatto – prenotare diventa sempre più difficile, si fa solo on line e di sicuro non dipende da chi sta in cucina, tacciato sempre di essersi montato la testa o credersi chissà chi. Non riuscire a prenotare genera per molti un senso di insoddisfazione con ondate di pesanti, brutte parole e il costante augurio di fallire. E per capire i toni siamo andati a leggere i commenti lasciati in alcuni post sulle pagine Facebook o Instagram di 180 Grammi, la nota pizzeria romana di Jacopo Mercuro dove si legge frequentemente: “Se solo si riuscisse a prenotare”; “Forse un anno di questi ce la farò”, “Impossibile prenotare perché fate ancora pubblicità”; “Se magari il telefono fosse acceso o il sito funzionasse !!!”; “Ma fare come una volta e rispondere al telefono vi costa troppo?? Questa cosa la fate solo voi è ridicola”; “Da far passare la voglia! Tolgo il segui e buon lavoro, di pizza buona ne è piena l’Italia per fortuna” o c’è anche chi prova a dare consigli rassegnato: “Con una telefonata potrebbe essere tutto più facile… Evidentemente non c’è la volontà di farlo… Pazienza si va altrove”.
E come sottolinea lo stesso Mercuro: “Molti ancora non riescono ad accettare il fatto che siamo un locale conosciuto e da noi arrivano da ogni parte d’Italia e questo ci porta ad avere doppi turni, tempi ristretti di servizio e poca disponibilità. Molte persone non accettano un no e la negazione li riempie di rabbia e li mette nella posizione di mandarti letteralmente a quel paese. C’è chi ti attacca il telefono, chi fa anche finte prenotazioni o chi chiama o ci scrive per augurarci di chiudere perché meritiamo solo il fallimento”.


Dai racconti di Anna Rotella direttrice di sala di Bob Alchimia a Spicchi ci si potrebbe poi scrivere un libro.
“Qualche anno fa le prenotazioni erano telefoniche, il telefono era sempre occupato, squillava ininterrottamente, l’accusa mossa era ” tengono il telefono fuori posto, poi dicono che il locale è tutto pieno”. E ora che si prenota solo onlinela storia delle finte prenotazioni non finisce, anzi: secondo alcuni haters in realtà Bob è pieno per una questione di marketing, ai tavoli si siedono loro amici per far finta che il locale sia pieno, e non i clienti che invece vorrebbero prenotare e non ci riescono, creando aspettative sempre più alte. A dir poco geniale! Per non parlare poi di insulti personali mossi per mancanza di tavoli disponibili: “definita ragazzina, persona inutile, inadeguata, e addirittura il giorno dopo hanno scritto mail e messaggi per farmi richiamare o licenziare, non credendo fossi io la titolare”.
Infine citiamo un altro grande esempio con Tommy Er Cuoco titolare dell’omonimo ristorante ad Anzio, sul litorale nord di Roma, che sui social si distingue per un linguaggio genuino e spontaneo e una nutrita proposta di piatti della tradizione, dall’immancabile carbonara alle ricette regionali più tipiche.
Tommy si propone online in modo verace e con la cucina di una volta: “Basta piatti gourmet. Parole e cucina devono essere semplici, arrivare a tutti. Spesso nel mio ristorante i clienti mi chiedono il segreto di una pasta alla carbonara o di un’amatriciana. Dopo tanti anni in cucina, ho deciso che i miei piatti non dovevano più restare solo nel mio ristorante e ho iniziato a raccontarli anche sui social. Voglio condividere con tutti quella che io definisco una “cucina ignorante”, ovvero sincera, immediata, come era una volta. Io parlo alle persone comuni che amano le ricette semplici”. Lo stile verbale e l’immagine gli hanno fatto collezionare anche una serie di attacchi di vario genere e tra i commenti lasciati leggiamo: “con questa arroganza non andrai da nessuna parte solo con i tuoi simili. Non hai rispetto per il cibo, Sbatti tutto qua e là e sei presuntuoso” oppure “Con le tue ricette è halloween tutti i giorni”; “La prossima volta mi raccomando il capezzoli de fori”; “che schifo lurido ma poi grande de che di ignoranza”. Agli attacchi dei detrattori che si nascondono dietro una tastiera Tommy Er Cuoco mantiene un atteggiamento scanzonato ed ironico, proponendo un invito al confronto e inducendoli a ravvedersi su quanto scritto e spesso. Così negli sketch del cuoco di Anzio, i vari arroganti di turno diventano gattini impauriti.



